giovedì 13 novembre 2014

Genitori e figli disoccupati. Parte seconda



(Giuro che se fossi abile nel disegno ci farei un fumetto)

Quelli che i figli degli altri sono tutti manager, responsabili, capi di governo, miss mondo, etc. 

"Oggi ho incontrato la madre di Genoveffa" 
(il figlio disoccupato è già pronto a tagliarsi le vene con la lametta)
"Sai che fa Genoveffa?"
"No, guarda, non mi interessa"
"Mi ha detto la madre che è diventata responsabile. Guadagna un sacco di soldi"
"Come mai, se guadagna un sacco di soldi, vive ancora con loro?". 
"Ecco, sei geloso solo perché a te non va di fare niente e devi trovare tutte scuse". 


"Ho incontrato al supermercato la nonna di Maria Saccottina"
"..."
"Mi ha detto che è stata promossa, che ora è proprio manager"
"Meno male, sono contenta per lei"
"Beh, mandagli il cv"
"Lo so dove lavora, ho già inviato il cv e mi hanno scartato"
"Be', riprovaci. Hai visto che brava? Tu sei l'unica che non ha voglia di lavorare"
"..."
"Quando vado in giro mi tocca sempre vergognarmi per te"


"Sai che Vespasiano si è preso un'altra laurea? Me l'ha detto la madre, 110 e lode, pensa! E lavora pure come capo chirurgo del reparto trapianti"
"Sì, ma', so quante cazzate racconta la madre, conosco il reparto perché c'ho lavorato come portantino e lui non è proprio capo di niente"
"Me l'ha detto la madre"
"E la madre spara un mucchio di cazzate"
"Intanto quello è un dottore e tu sei un morto di fame"
"..."

(Il figlio disoccupato batte a tappeto tutti i ponti del Tevere decidendo quale sia più opportuno per il trasferimento)


Quelli che "trovati un lavoro ma che non sia remunerato al punto tale da spingerti ad andare via da casa". 

"Ho sentito che ti hanno chiamato"
"Sì"
"Per cosa?"
"Impiegato amministrativo a Genova"
"E quanto ti danno?"
"Non lo so, vedremo"
"Lascia perdere, non ce la farai a campare a Genova"
"Mi arrangerò e comunque è una mia decisione, tu non intrometterti"
"Io ti conosco, trovi la scusa per farti un giro fuori, tanto lo sai che non ti prendono. Ti avevano offerto quel posto da scopino alla clinica dei malati di mente! Qui a due passi"
"Sì, a cinquecento euro al mese, dovrei campare tutta la vita qui dentro"
"Tu non hai voglia di lavorare!"

(Se il figlio è abbastanza intelligente prende un biglietto di sola andata per Genova e telefona alla Sciarelli chiedendo di essere considerato morto). 


Quelli che "tu non sai accontentarti"

"Sai che l'alcolizzata del primo piano che si caga sempre sotto cerca una donna delle pulizie a due euro l'ora?"
"..."
"Beh, non stai facendo niente, vacci tu"
"Guarda che ha già preso a bottigliate la precedente badante"
"Tu non hai voglia di lavorare, se andassi a lavorare in un ospedale come ho fatto io queste cose sarebbero all'ordine del giorno, se ti avessi dato pure io un bel paio di bottigliate da piccolo non saresti cresciuto così deficiente e nullafacente e nullatenente"
"..."

"Cercano call center fuori dal Raccordo, là dove inizia il nulla e dove finisce il nulla"
"Sono già andata, ma danno solo un fisso di trecento euro al mese e devo andare in macchina, spenderei tutto lo stipendio in benzina"
"Almeno fai vedere che lavori, no? Invece che stare qui tutto il giorno"
"..."
"Guarda che ai miei tempi io mi alzavo alle cinque per andare a lavorare e sono stato pure sei mesi senza stipendio per mantenermi il lavoro e voi giovani non avete voglia di fare niente, ecco perché il Paese va male. Ma quali disoccupati! Bla bla bla bla"

(Il figlio si inietta una bella dose di bicarbonato e limone nelle vene sperando che gli procuri una morte istantanea)


Quelli che tu non punti abbastanza in alto.

"Ecco,  ho sentito che stanno cercando un nuovo direttore di banca"
"..."
"Fai domanda, no?"
"Mi sono laureato in lettere sei mesi fa e faccio lo stagista in un'agenzia di stampa, adesso mi pigliano come direttore di banca?"
"Sei sempre il solito disfattista. Hai visto la vicina di casa? Ha la terza media ed è entrata nell'industria farmaceutica come segretaria dell'amministratore delegato!"
"Perché si tromba l'amministratore delegato..."
"Intanto quella ha fatto carriera, tu invece sei sempre il solito piagnone"
"..."

"Perché non partecipi alle selezioni per miss Italia?"
"Perché sono alta 1,52 m?"
"Mbè, hai visto Shakira? Mica è tanto alta"
"..."
"Intanto tu fai domanda, hai quella foto tanto caruccia delle nozze di zia Luisa"
"Come no, il giorno in cui avevo un orzaiolo sull'occhio grosso come un paracarro?"
"Tu non farai mai strada, te lo dico io, ma io non posso mantenerti in eterno, eh?"


"Perché non pubblichi un romanzo? Scrivevi un sacco di favole quando eri piccola"
"..."

"Perché non ti candidi come parlamentare europeo? Guarda che i voti del palazzo li prendiamo tutti"
"..."

(Il figlio mette la testa nel forno). 



Continua... forse. 





mercoledì 12 novembre 2014

Genitori e disoccupazione dei figli: come desiderare la morte prima dei quaranta.


Figlio disoccupato, il poveretto è costretto a rimanere in casa perché non ha un lavoro e se ne ha uno non raggiunge neanche uno stipendio netto di settecento euro al mese rendendo impossibile un trasferimento. Il disoccupato invia cv ovunque per qualsiasi mansione: cameriere, addetto alle pulizie, receptionist, impiegato contabile, call center inbound, addetto al confezionamento, operatore ecologico, segretaria, non il call center outbound perché di fatto è lavorare gratis (rimediando pure rimbrotti ed esaurimento nervoso). 
Come se la situazione non fosse già stressante, arriva il genitore sapiente (magari quello che è stato così fortunato negli anni Settanta da vincere un concorso perché all'epoca vinceva chiunque). Lui, il genitore sì che il mondo lo conosce, e se tu non lavori è perché non ti dai da fare abbastanza, perché sei troppo choosy. 

In ordine sparso. 

Il pensionato esaurito che non vuole che il figlio lavori davvero, ma ha bisogno di rompergli i coglioni per vivere. 

"Hai visto il telegiornale? Tutti lavorano in Germania, perché non te ne vai in Germania?"
"Senti, domani non posso accompagnarti per fare la radiografia, ho un colloquio..."
"E ti pare che quando ti si chiede un favore trovi un colloquio da fare? E il figlio della vicina le fa la spesa ogni giorno! Tu non hai proprio voglia di fare niente..."
"Ma come?! Mi hai detto di andare all'estero e ora ti lamenti se vado a un colloquio? Guarda che se vado all'estero non è che posso tornare a farti la spesa"
"Non cercare scuse, è che non ti va di lavorare bla bla bla".

(Il figlio decide che l'alcolismo può essere una soluzione). 


Quello che crede a tutto quello che dice la TV. 

"Hai visto? Questo in televisione s'è inventato un lavoro! Va a fare a coda alla posta per gli altri! Inventatelo pure tu un lavoro!".
"Ah, sì, sì". 

Due minuti dopo. 

"Hai visto che cercano i saldatori in Romania? Fai domanda, no?". 
"Io posso pure fare domanda, ma non ho mai saldato in vita mia, dovrei prima fare un corso". 
"Non hai proprio voglia di fare niente tu!". 

Due ore dopo. 

"Hai visto questa che ha aperto un blog sui coniglietti a maglia ripieni di rughetta e ora ha un negozio che va alla grande? Aprilo pure tu un negozio, no?". 
"Sì, certo, non ho manco gli spicci per le caramelle e ora apro un negozio". 
"Vedi che non hai voglia? Ma la mia pensione finisce, eh?". 

Dopo pranzo

"La televisione dice che tutti i giovani stanno aprendo un sacco di aziende agricole. Perché tu non fai domanda?". 

Dieci minuti dopo. 

"Ha ragione quello che parla a canale venti, dice che voi giovani dovete fare la rivoluzione". 

Trenta minuti dopo.

"Oh, c'è questo che dice che in Alaska ti danno tremila euro al mese se peschi salmone". 

Inizia Uomini e Donne. Piccola pausa. 

(Nel frattempo il figlio disoccupato si è già impiccato in bagno).  


Quello che pretende che tu risponda agli annunci impossibili, sbattendoti il giornale in faccia. 

"Qui cercano segretarie"
"Età massima ventinove anni, è un contratto di apprendistato"
"E allora?"
"Io ne ho trentacinque, è inutile inviare il cv se non ho i requisiti"
"A te proprio non va di lavorare, eh?"

"C'è un annuncio come impiegato da un commercialista"
"Richiede laurea in economia e commercio e iscrizione all'albo."
"E allora?"
"Io sono laureato in biologia, sai..."
"Tu falla lo stesso"
"..."
"Tu proprio non hai voglia di lavorare. La vicina di casa svedese si è inventata i titoli e il giorno prima studiava la roba al computer che doveva fare e trovava sempre lavoro!"
"Infatti è dovuta tornare in Svezia"
"Sì, sì, cerca scuse, sei bravo tu, ma io non ti mantengo più!"

"Qui cercano cameriere in albergo"
"Ottimo, mi fai vedere? Ah, ma devi essere madrelingua tedesca"
"Be', te 'mpari il tedesco..."
"..."

(Il figlio non si impicca, ma chiede a Gesù di morire presto). 


Quello che "i colloqui vanno male per colpa tua". 

"Come è andata?"
"Niente, mi hanno dato buca. Dice che avevano già trovato un idoneo"
"Sarai arrivato in ritardo di sicuro"
"Guarda che sono arrivato in anticipo"
"Allora chissà che gli avrai detto, magari avevi la tua solita faccia colla puzza sotto al naso"
"..."


"Mi hanno detto che mi faranno sapere"
"Tanto lo so che non ci sei andato"
"Guarda che mi sono alzato alle sei per andare dall'altra parte di Milano"
"Conoscendoti sarai tornato indietro perché ci hai ripensato, tu sei scemo"
"..."

(Il figlio viene ricoverato nel reparto malattie mentali dopo che ha tentato di dare fuoco alla casa). 


Continua... 



mercoledì 29 ottobre 2014

La polizia etica all'italiana.


Non cucini? Eh, tanto oggi sono tutte zoccole.

Non passi tutto il tuo tempo libero con lo straccio in mano a pulire la casa? Eh, tanto oggi sono tutte zoccole.

Vai in palestra? Eh, tanto oggi sono tutte zoccole.

Non vuoi avere figli? Eh, tanto oggi sono tutte zoccole.

Non lasci il lavoro per fare la badante gratuita a genitori anziani? Eh, tanto oggi sono tutte zoccole.

Pensi alla carriera? Eh, tanto oggi sono tutte zoccole.

Dopo il lavoro non corri dai tuoi parenti a prestare servizio come donna delle pulizie? Eh, tanto oggi sono tutte zoccole.

Sono tanti piccoli, apparentemente insignificanti, esempi di donne che odiano le donne. Perché la risposta standard è "partorita" da lingue femminili. 

lunedì 29 settembre 2014

Una volta la politica.


Una volta la politica era materia per pochi e forse era meglio così. Oggi tutti pensano di poter fare politica come se fossero professionisti navigati solo perché mettono un like, o perché condividono tutte le frasette indignate scritte in grassetto rosso su sfondo giallo da "Informazione vera, solare&un po' pazza, ma sincera" o perché rispondono al tweet di un politico con una battutina sarcastica che non farebbe neanche ridere una persona costretta a ridere (tipo che tu sei il capo, fai una battuta e i dipendenti devono ridere). Tutti pensano che sia possibile fare politica perché è facile, perché basta essere onesti e avere una superiorità morale. Nessuno, forse, ha detto che un uomo può essere onesto ma anche incredibilmente cretino, ottuso e incompetente. 

martedì 12 agosto 2014

Della lucidità e altri demoni.

Le persone insensibili (che io preferisco definire "lucide") sono necessarie per la sopravvivenza dell'umanità, se penso a un mondo dominato da piagnucoloni emotivi mi viene voglia di passare il tempo a fabbricare cerotti per i calli. 

domenica 10 agosto 2014

Accanimento terapeutico parentale.



Mi accusano di essere insensibile alle tragedie umane, di non solidarizzare col prossimo. Mah, considerato quello che ho passato per anni con le malattie di mio padre (leucemia e insufficienza renale), penso non meritare un'accusa simile. 
Il titolo anticipa già in larga parte il contenuto che sto per esporre. Capita spesso di vedere, accanto a malati terminali agonizzanti, parenti che si accaniscono cercando di "stimolare" il povero cristo a una resurrezione che non può avvenire. Li vedi in cinque intorno al letto notte e giorno che chiamano il malato, che accusano i medici di non fare abbastanza, che pretendono di focalizzare la vita di chiunque su quel miracolo che non potrà mai avvenire, che sobbalzano se il poveraccio con il corpo devastato da metastasi e in stato vegetativo risponde a un piccolo stimolo. "Mi senti? Dài, stringi la mano... chissà se così sei scomodo" e così via. 
E lì si trasformano in vittime, quando invece quel corpo quasi senza vita giace nel letto in stato di incoscienza con la saliva che scende dalle labbra, il corpo paralizzato, la maschera dell'ossigeno sul volto. Loro, le vittime, pare quasi che si arrabbino con questo corpo che non vuole rispondere alla loro volontà, quasi fosse un ingrato, e sono lì giorno e notte a parlare, parlare, pretendendo che quel corpo ormai devastato possa rispondere. 
Io comprendo il dolore, perché ne ho vissuto tanto. Le notti passate in ospedale fuori dalle sale operatorie, le ore nelle astanterie, le corse al pronto soccorso, le attese nel reparto trasfusioni, i viaggi in macchina verso il centro dialisi. Ho visto mio padre che si assottigliava, che moriva lentamente, un padre che dopo pochi passi con le stampelle diceva "Mamma mia, che fatica" o che urlava dal dolore se prendevo una buca con l'automobile. 
Non solidarizzo, invece, con l'egoismo di chi vuole tenere per forza con sé chi se ne sta andando, desiderando che rimanga incatenato a quell'agonia "purché resti tra noi", perché è troppo egoista per lasciarlo morire in pace. 
Non è egoismo quello di chi si rassegna all'inevitabile e dice addio, senza rimpianti, a quella persona che ha tanto amato. 

giovedì 31 luglio 2014

Sempre attuale

"Ci togliamo il sangue per queste nullità che non vogliono fare le riforme" (Nicolas Sarkozy).