venerdì 11 novembre 2011

Giornalisti o seduttori della massa?

Giornalisti. Divulgatori di notizie. In alcuni casi dispensatori della verità che si atteggiano a salvatori della patria. Perché quel giornalista è imparziale, pensa al bene del popolo, dei cittadini, si erge contro lo spettro della censura, sventrando la cortina di ferro dell’ignoranza popolare.

Non ne sono sicura. Non credo agli eroi, non esistono eroi. Professionisti coraggiosi, non eroi.

Uomini giusti e coraggiosi, sicuramente.

Etichettare individui come “eroi” è pericoloso, in ogni caso, la mitizzazione conduce alla necrosi sociale, ne sono convinta. Da qualche mese vedo le trasmissioni politiche sotto un’altra luce, mi riferisco soprattutto alle trasmissioni che focalizzano l’attenzione sulla crisi economica, che interrompono dibattiti per compiere collegamenti a effetto con cantieri in procinto di chiusura, con la fabbrica di calze occupata da operai in cassa integrazione. L’inviato aggrega dietro di sé quella folla di disperati, ponendosi simbolicamente con loro davanti ai cancelli serrati delle aziende. Nei casi estremi indossa anche la tuta da operaio o un casco.

“Perché io sono con voi.” Questo vorrebbe essere il loro messaggio?

“Io vi ho dato l’opportunità di parlare, mentre gli altri vi censurano”.

“Perché nessuno reagisce?”.

Lo spettatore si sente coinvolto come se facesse parte di quella realtà, come se potesse stringere le mani a quei disoccupati sfruttati e devastati.

Non la vedo in questo modo.

Io vedo una folla di disperati che non avranno niente se non una visibilità momentanea, strumenti di innalzamento dell’audience di quei giornalisti ambiziosi e boriosi benvoluti dal popolo, uno strumento con cui il conduttore pompa l’indignazione degli ospiti e scatena il dibattito.

“Perché io sono uno di voi”.

No, caro conduttore. Tu non sei un cazzo di loro. Perdonami la franchezza. Tu che torni a casa gonfio col tuo share, che chiacchieri e parlotti, non sai un cazzo della loro realtà. Non aiuterai quei morti di fame, a loro non verrà niente, non pagheranno le bollette grazie a quelle grida esasperate davanti allo schermo con cui tu gongoli borioso.

Scendi dal trono del falso eroe e fai il tuo mestiere seriamente, come pochi giornalisti riescono a fare, raccontando i fatti con competenza e umiltà, per il puro e semplice dovere di informazione.

8 commenti:

  1. Se posso dire, non sono d'accordo con te. Io credo che la conoscenza di cose, eventi o realtà con cui non tutti vengono necessariamente a contatto nella vita quotidiana ( e che passa anche per l'immagine di quei disperati fuori - ma spesso anche dentro - quelle fabbriche smobilitate) sia fondamentale per ristabilire gli equilibri, per vedere persone ed eventi con gli occhi della consapevolezza (pur con tutte le parzialità proprie della natura dell'essere umano), che non tutti hanno in dotazione. Poi ti direi che non sta scritto da nessuna parte che un giornalista deve essere umile né credo nella possibilità di mantenere completamente imparzialità. In realtà io quello che cerco da un giornalista è sì il resoconto perlomeno veritiero dei fatti, ma anche un'interpretazioone, una visione di essi. Non riesco esattamete a comprendere cosa ti dia fastidio in Santoro. A me per esempio non piacciono certi suoi comportamenti quando taglia le persone o le interrompe, ma la definirei più una questione di forma che di contenuto. Sinceramente non mi pare nemmeno che sia così tremendo atteggiarsi ad eroe, con tutti i giornalisti servi del potere che abbiamo in Italia!

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  2. Non stavo parlando di Sant'Oro.
    Ciò che mi disturba è lo sfruttamento delle tragedie personali. Sfruttare i lavoratori per fare audience (mascherando il tutto come informazione) è quasi pari alle minchiate su Avetrana e Cogne.
    Quanto a Sant'Oro non è certo un eroe, o un salvatore della patria (lo dimostra anche la vicenda del parlamento europeo), è in TV da trent'anni e non mi pare che abbia salvato alcunché. Affronta temi che piacciono al pubblico cui si rivolge, galvanizzandolo. Piace perché dice ciò che il pubblico cui si rivolge ama sentire e pigia l'acceleratore sulla "commozione".
    Abili venditori di storie, direi...
    Se il giornalista mantiene imparzialità fa informazione, in caso contrario è un *conduttore*, un blogger o uno sponsor politico.

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  3. Non ti riferivi a Santoro?Ma dai!
    Il commento è il completamento del post.
    Miciò,quando trovi o conosci un giornalista imparziale,me lo presenti?

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  4. nata ieri, davvero, pensavo ad altro. Roba più "giovanile" ;-D
    Ti segnalo questo post http://mariotedeschini.blog.kataweb.it/giornalismodaltri/2006/04/11/fare-del-giornalismo-imparziale-e-come-educare-un-figlio-difficile-ma-vale-la-pena-di-provarci/

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  5. non so come mai ma mi sono venuti in mente Sottile (credo si chiami così) e Vinci!

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  6. A me è venuto in mente Gilletti! Che non so nemmeno se è un giornalista o un pupazzo di spugna.

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  7. Uhm, no.
    Personalmente, nutro molto più rispetto per tanti radiogiornalisti.

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